
L’incontro di mercoledì 24 giugno, alle ore 20.30 presso la Biblioteca di Baggio in via Pistoia 10 a Milano, ha rappresentato un importante momento di informazione e confronto sul tema della proliferazione dei data center in Lombardia, la Regione con la presenza del maggior numero di centri in Italia.
Il 26 maggio 2026 il Consiglio regionale ha approvato il Progetto di Legge n. 150 “Disposizioni in materia di insediamento di centri dati”. Una legge che, non prevedendo reali regole e vincoli per disincentivare il consumo di suolo, agevola le big tech USA e le grandi società immobiliari alla realizzazione di nuovi e grandi data center, rischiando di trasformare i pochi terreni agricoli rimasti in Lombardia in una tentacolare piattaforma europea di data center.
Tutto ciò è fonte di grande preoccupazione perché, oltre a consumare suolo in modo definitivo, l’uso indiscriminato dei data center aumenterà la dipendenza dall’importazione di elettricità ed energia fossile, con conseguenti costi crescenti per famiglie e imprese, oltre a determinare la compromissione del paesaggio, il consumo di ingenti quantità di acqua, l’ inquinamento acustico e un impatto pesante sul riscaldamento climatico.
Sotto riportiamo una sintesi degli interventi:
Patrizia Bergami, amministratrice nel Comune di Zibido e vice presidente della Comunità del Cibo, ha sottolineato che queste costruzioni impattano più di altre perché vanno molto in profondità nel terreno e quindi sono difficilmente dismissibili. L’enorme fabbisogno di energia di queste strutture inoltre è un rischio (a Lacchiarella si vuole costruire un D.C. che richiederebbe una potenza energetica pari a quella necessaria alla città di Bologna).
A livello politico manca una visione. Le recenti leggi non entrano nel merito di una programmazione, di fatto autorizzando a mercificare l’ambiente: Il cittadino è espropriato del suo ambiente e l’indennizzo che viene proposto ai Comuni, non può compensare le enormi conseguenze sull’ambiente agricolo, sulle persone, sugli animali.
Beatrice Gobbo fa parte del collettivo NINA, dove si analizza l’impatto ambientale dell’IA. Gli impatti fisici dell’AI permettono di capire meglio, di parlarne e di organizzarsi per prendere posizione. Le tecnologie raccolgono dati, ma non solo: sono anche tecnologie estrattive di litio, cobalto, terre rare, acqua e lavoro umano (con ricadute occupazionali solo nelle prime fasi). Si rischia che le decisioni siano presentate come ineluttabili, mentre, come dice NINA, il campo della tecnologia è contendibile: dobbiamo entrare in questo processo per avere consapevolezza di quanto succede intorno a noi.
Giorgia Troiani ricercatrice, ci ha raccontato l’esperienza di un D.C. costruito nella regione della Mancia in Spagna. Lì Meta (che detiene Facebook, Instagram, Whatsapp, ecc.) è arrivata promettendo lavoro ma con un approccio escludente (i cittadini non possono capire, sono gli scienziati a decidere). Presto i cittadini si sono accorti degli impatti (rumore, impatto sul fiume, sulla fauna). Hanno quindi chiesto informazioni che però non sono arrivate, anche per mancanza di obblighi di trasparenza. Trovandosi però bollette elettriche più care hanno proseguito la loro lotta finché, da poco, sono riusciti ad avere informazioni in base alle quali intendono chiedere una riduzione dell’utilizzo del D.C.
Giodim , sviluppatore, ha fatto un excursus su come si è arrivati all’attuale sviluppo dei D.C. dai vecchi centri di calcolo passando per l’introduzione del PC, internet, i servizi di streaming, la profilazione dell’utente e quindi la gestione dei dati scopo commerciale, le cripto valute. I Data Center non sono solo il luogo di stoccaggio dei dati, ma anche luoghi di elaborazione in tempo reale. Ha illustrato i rischi per il lavoro impegatizio derivanti dall’I.A., ed i suoi utilizzi in ambito militare, in particolare legati a droni e sciami di droni.
Infine è intervenuto Simone Negri, consigliere di Regione Lombardia. Ha parlato del conflitto fra USA e CINA per la Supremazia tecnologica. Là dove la Cina è più avanti con la tecnologia dei droni, gli USA detengono il 70% della potenza delle installazioni di D.C. nel mondo, dato che le maggiori compagnie che operano nel mondo dell’IT (Amazon, Google, Meta…) sono americane. In Europa c’è una crescita esponenziale del consumo di energia a seguito dell’installazione dei D.C. i quali seguono una dinamica di concentrazione proporzionale alla finanziarizzazione. Piazze come Francoforte, Londra, Amstedam, Milano, sono le più ambite. In vari Paesi europei è stata introdotta una moratoria nella costruzione di D.C. e leggi restrittive a seguito di proteste, ma le recenti leggi in Italia non si fanno carico delle concentrazioni e non considerano che i D.C. non sono solo strutture produttive, ma strutture strategiche che avrebbero bisogno di una destinazione specifica. Il pericolo per il PARCO SUD viene anche dalle centrali elettriche. I D.C. sono strutture altamente energivore , infatti TERNA ha già l’autorizzazione per 5 centrali nel Parco, 8 impianti sono in fase di autorizzazione e 16 sono in programma. Nella maggior parte questi impianti sono previsti nel Parco Agricolo Sud: un’immensa quantità di tralicci e stazioni elettriche che andranno ad alimentare i D.C. nei paesi limitrofi.
C’è però un movimento forte e competente che ha prodotto controdeduzioni recepite dal MASE (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica). Controdeduzioni che chiedono di capire come queste infrastrutture impatterano anche sulla cultura, la storia e il paesaggio della nostra area verde. Il motto deve essere: farne meno, farli meglio.

